Direzioni Diverse

A chi mai leggerà, dormirà e vivrà.

Nei pressi della divinità

Adagiata sul precario giaciglio
tra le tenebre
e le luci cittadine,
percepisco dal tuo respirar
che il sonno t’ha rapito
e placidamente sogni
ignara della mia presenza.
In disparte
appollaiato su di una sedia,
fumo e t’osservo;
Oramai gli occhi
all’oscurità si son abituati
e posso distinguere
facilmente i tuoi lineamenti,
le forme del tuo corpo,
i tuoi capelli
sparsi sul cuscino
-fili di gomitoli cerebrali-
ed una tua gamba
evade dal caldo mantello notturno
ed assume una strana posizione
sospesa,
ciondolante
in attesa di essere ritratta.

Vorrei
ma desisto
nel baciarti

Rimango sospeso,
ascoltando i tuoi silenziosi salmi
osservo ogni parte scoperta di te,
sorrido alle tue smorfie inconsce
invidio le tue dita
che sfiorano le calde labbra.

Desisto
nuovamente.
Vorrei sfiorarti
ma già lo so
Morfeo mi punirebbe.

Conduco me stesso
nelle vicinanze
del reliquiario dormiente
e m’accascio
attento a non far rumore,
in modo che le nostre carni
in questa notte
possano danzare
comunicando indisturbate.

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Stretta fetale

Rivivo gli istanti
in cui due corpi accatastati
all’unisono palpitavano,
organi a stretto contatto
plasmavano l’ambiente circostante
ed i respiri,
inesorabilmente lenti
o forse
allo stremo del loro fuoriuscire,
avvolgevano membra stanche
dalle varie sfumature e tonalità.
Rimembro le palpitazioni
ed erezioni,
i lividi violacei
e le tue labbra sulle mie mani;
L’abisso dei tuoi occhi
che scrutava la mia carcassa
svestita, abbandonata.
Riconosco la tonalità
delle corde vocali
che m’hanno concesso
molteplici silenzi,
la malinconia accumulata
e spazzata dal tuo respiro.
Abbasso il capo
nella speranza di sfiorare il seno,
rinchiudermi nella stretta fatale
– fetale –
d’un Morfeo femmineo;
Rimango in ascolto:
le tue palpebre cigolano
quando la bocca sfiora la cute,
il petto ritmicamente
scandisce il mio inabissamento
mentre il respiro
filtra entro me
ed ho la sicurezza
d’un eterno sonno ristoratore.
Oramai protetto
dal tuo corpo,
non desidero
assolutamente
evadere.

Amor Sodomita

Passeggi nuda
tra le stanze della mia mente;
Odo i tuoi passi
ritmo incalzante
e so d’averti vicino.
Le tue mani
posate sul mio ventre,
il tuo odore
urbano
mortifero
e terribilmente sensuale.
Ti sento
internamente
e le budella straripano
Sento il tuo amore
ORA LO SENTO
DENTRO ME
sento il tuo AMORE
non smettere
te ne prego
T’amo
d’amor sodomita
Baciami le labbra
e fottiti la poesia.

Variazioni sul tema

Nuvole di pensieri
ed occhiaie profonde
scorgo sul tuo volto,
contrastanti perversioni
delicati piaceri
nell’aere diffondi.
Conserverò la tua essenza
nello scrigno della mia mente,
cogliendone i frutti
serbandone il segreto
finché morte non ci colga
deturpando questi stanchi
e consunti corpi.

Carceriere

Lo sguardo severo
ed il fanciullesco volto
creano scompiglio
al distratto osservatore,
i lineamenti
ricondotti all’essenza
rivelano alternativi mondi
impenetrabili,
inaccessibili.
Il mio corpo
cedo
al tuo altare,
sacrifica le mie passioni
e le mie membra,
sii padrona
della consunta carcassa
che or ora ti viene concessa,
custodiscila
e carezza le estremità;
Un abbozzo di sorriso
tra i tuoi capelli
scorgo al mattino.

Pietà

Bacio le tue gote
aspirandone l’odore
mentre s’attorcigliano
le tue dita
al mio magro corpo;
Vorresti punirmi
perché t’ho sfiorato,
sfregiare il mio volto
perché ho osato guardarti
ma placida osservi
lineamenti gentili,
mentre diluisco il sangue
con le mie parole.
Vorresti punirmi
ma un bacio
leccandomi le labbra
mi concedi
Ed io
tra l’alfabeto
tendo l’indice al suo inizio.

Disgelo

Ho carezzato le tue labbra
sinuose linee di confine,
tra i nostri corpi nudi
abbandonati tra caste lenzuola.
Fior d’ogni varietà giacevano
sulla tua bocca feconda
ed io sentimentale curatore
ogni dì mi recavo ad abbeverarli.
Prelibati frutti
nelle nostre primavere notturne
coglievo per te,
porgendoli al tuo seno
che teneramente carezzavo
con la mia lingua di fuoco.
Assaggia le mie labbra
e cogli dal mio petto il peccato.

Resilienza

La quiete avanza
ed io
or ora non so porre resistenza.
M’abbandonerò’ senza discutere
non ne ho la forza
e lentamente colo
sull’ambiente circostante
fondendomi con esso.
Eliminare la volontà
seppellire l’Io
crocifiggere gli istinti;
Com’è dolce
e seducente
l’amor mancato,
miele sulle labbra
senza apparente fisicità,
la coscienza ottenebrata
ed il delirio perpetuato.

Ordinati

All’appello temevo
d’essere scoperto,
meditavo sul futuro
e sui moti dell’animo,
appuntavo i miei desideri
calligrammi sfusi
stilizzati disegni
nella speranza d’esser notato.
Una voce squillante
l’inganno scoperto
una corsa frenetica
l’oasi più vicina
ed era subito rifugio.
Ai posteri
inconsciamente
poesie dedicai.
Ora vi libero
scheletri nell’armadio
di questo pesante fardello.

Lettera ai figli

Dondola il vostro corpo
senza freno alcuno
tra le aule universitarie,
l’occupazione
simbolicamente disoccupata
a carico del potere dominante,
è pura farsa ideologica
feconda nei vostri crani,
inestimabilmente spaziosi.
Svanirà
l’irretita ipocrisia
protratta nelle manifestazioni,
il Modello
dai perturbanti lineamenti
abdicherà nei vostri ripensamenti.
Catastrofico,
a rosse macchie
dai contorni neri,
si prospetta il futuro
di vite sradicate
ed innestate nel tessuto urbano.
I vostri Padri
dal proficuo ingegno,
accasciati lungo i viali deserti
invocano degna sepoltura,
mentre voi
Sterili Figli dal capo rasato,
sconfessate ogni appartenenza
rivendicando il predominio
della lotta ai valori.

Paralipomeni

Nel tuo cuore,
errata corrige
refuso del mio amore,
riporteranno la corretta sintassi
e quel nesso corporeo svanirà;
Verso il patibolo
deambulazione di un sol corpo
scalpiccio delle moltitudini,
in lista d’attesa sostiamo
con i nostri intonsi volumi sottobraccio,
la naturalezza della posa li disarma;
Chiniamo ora il capo
e tra labbra socchiuse
invochiamo l’ultimo respiro.

Trinità Teofanica

Ho scisso con forza i miei pensieri
con brutalità coercitiva trasposti in forma sensibile,
tra le terre desolate del paese natio
e l’artificialità della luce cittadina
Ho identificato in loro la mia fuga dal mondo,
subitamente abbandonati al loro destino
or più non m’appartengono
(seppur taluni asseriscano il contrario)
e dunque l’interrogativo persiste,
ove son sito?
Tutt’ora l’impossibilità di sentirmi collocato
procura in me stati d’ebbrezza,
la mente razionale ripugna le mie affermazioni
vorrebbe che m’invischiassi nel reale,
nella melma perenne
Vi lascio i miei scritti !
Bruciateli, fate pure, non desiderano altro.

Non vi è autore pervenuto
seppur intrinsecamente declamato esso stesso,
siam forse padroni di ciò che reputiamo creato?
Mero vagheggiamento del pensiero,
inconcludenti paesaggi fantastici
affliggono le nostre vite,
creature del raziocinio dogmatico
il primato spetta Voi, cari sudditi della ragione
speculate sull’esistenza vostra
arrecatevi pesanti fardelli da trasportar nel quotidiano,
Io ho abbandonato a Morfeo,
le mie chimere
ed ogni notte, paradossalmente innominabile dal canto mio,
coaguli d’insonnia son pronto a sopportare
della punizione onirica m’assumo ogni responsabilità,
Voi, invece, irresponsabili della vostra esistenza
sottacete al martirio in atto ogni dì
subodorate l’umiliazione e glorificate l’omertà sul presente.

Agonizzate fedeli d’ogni religione
il culto avete defraudato dell’Essenza
in pozze di sangue riconosco i vostri sorrisi,
le vostre anime, smaniose d’elevazione spirituale,
lentamente affogano nel sangue che v’appartiene
e ridete, ridete miei cari fedeli !
Ascolto le vostre ultime parole,
la mia serenità d’animo vi sorprende
l’angoscia ora vi coglie,
nello sfacelo totale, non più preghiere intonate
ma canti di tormentata bestialità verso il vostro dio,
Si burla ora di Voi, guardatelo !
Atavicamente ottusi, nessun abbandono vi ha colpito,
unicamente la perenne assenza del destinatario dei doni offerti
affaccendato nella sovrumana impresa di crearvi,
donò un intelletto sufficiente al fine d’un’estinzione della specie,
magistralmente da Voi colto
tracciando irrimediabilmente la Fine del Nulla.

Dall’alto dei nostri luoghi

Cara Parigi,
le tue ferite
son le mie ferite;
Consanguinei nella morte,
mentre lacrime scendono a valle
o dalle più alte torri,
accoglile in grembo tuo
femminea Senna.

Codesto solo oggi possiamo dirti:

L’intera razza umana,
dal mondo dovrebbe scomparir
per non arrecar più danni
alla madre Terra.

Cara Parigi
non aver timore.

Cornucopia

Dormire finalmente !
All’ombra di passati ricordi
del salice piangente della vita,
in posizione fetale
un accumulo di fantasie
spalmabili su di un taccuino.
Vivere finalmente !
All’interno della caverna
ove le ombre proiettate
paiono lontani malefici,
consolarsi del distacco salvifico
d’oscura luce irradiarsi.
Sulle pendici d’Elicona or mi ritrovo,
qual gaudio !
e delle Muse, la compagnia
non disdegno affatto,
concedendomi a loro ebbro d’ispirazione.
La scienza fugge tra gli arbusti,
tutto pare così vivido
nell’apparenza del comporre,
amalgamato, disconosco me stesso.

I miei versi tuoi

Tra penzolanti idee
ed il puzzo di città,
la tua figura, ritta avanti a me
sfuma l’orizzonte.
Vorrei morir
tra le tue braccia salvifiche,
prostituendomi nell’amore tuo

A passo veloce,
smarrii il pensiero.

Apocrifo

Dolore profondo
                              conservo
nel desiderare
la tua vicinanza,

nell’impossibilità

di raggiungere ciò

                              Vana richiesta d’aiuto

Soccorri questa povera
                                       CARCASSA
D’ogni cosa privata

Autismo

Follia scenica s’apre avanti a me,
percepisco il candore
i repentini cambi d’umore
ch’ accompagnano la disfunzione.
Lungi da me
dal ricercar vetuste consonanze
nell’apparir rinvigorite e spolverate,
sotto mentite spoglie
al dettaglio somiglianti
nell’estrema unione gnostica
popoleremo le nostre Apocalissi
e del sacro nettare,
ingordigia a dismisura,
sfiorarti le labbra
con petali d’incenso
ch’ all’improvviso s’innalzeranno
nell’innaturale compostezza
dedicando a te i miei deliri.
Dal mondo chiedo congedo
genuflettendomi,
mai fummo così umani.

Folgorazione

Odo ancor
sommesso frusciare
ed in balia la sensorialità arretra,
sbircio dalla serratura
il bambino morto
l’anziano vigoroso gioisce.
L’animalesca giocosità’
d’un fuggevole tempo
oramai statico,
il costato percuote
e la sua musicalità
su variazioni perpetue
è la banalità del nostro vivere.

Eros e Thanatos

Ho sognato i tuoi orizzonti violacei
senza carpirne la vera assenza,
mi sono abbandonato
alle schiere d’uomini
che si piegavano avanti a me,
senza conceder loro la grazia.
Ed ora me ne vanto
appostato,
delicatamente poggiato
sul mondo,
perpetuo flusso che mi ferisce.

Mortificandomi
glorificherò le tue mani,
che violente cingevano il mio corpo
oscurandomi fragili polmoni.

All’improvviso frammenti,
sparsi in ogni dove.

Non so più ricomporre
il mio destino,
la mia meta è svanita
offuscata la strada che percorrevo.

“Direzioni Diverse” – Il Libro

“Direzioni Diverse”

La poesia scruta ogni spazio del nostro animo, sfuggevole mai si sofferma, impalpabile nell’aere forma e demolisce ogni struttura sintattica, ogni nesso logico si frantuma.
Poesia è forma che si scompone e diviene libera, infestando le librerie scompigliando i capelli delle giovani donne alla fermata del tram.
L’uomo solingo che percorre direzioni diverse è la stessa poesia che resiste da secoli all’immane distruzione generazionale dei valori etici e morali.
Poesia è l’intimo sentimento reso pubblico attraverso comuni parole che esprimono la grandezza di tutto ciò che ci circonda.
Brucia la poesia e sarai poeta

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Buone future letture.
Direzioni Diverse muove i suoi primi passi.

 

Carie

Ho trascorso

notti urlanti sui tuoi sentimenti,
segmenti estemporanei
che ottenebravano la vista.
Ho implorato

perdono per parole
che m’hai ho donato,
al tuo magnanimo essere.
Ho ascoltato

diurni lamenti
che laceravano le pareti,
sbriciolavano le costruzioni.
Ho dimenticato

le tue più care necessità,
evitando i tuoi occhi
che imploravano carità.

Pestilenza

Ho ferito i miei polsi
e le mie parole
spargendo liquido nel mondo.
Ho contaminato
l’umano essere
e le sue macchinazioni,
mentre vorrei abbeverarmi
alla tua prelibata fonte,
sacro ospizio
di questo mortal corpo.

Passeggiatrice

La notte ulula
bramosia di carne,
esterrefatto l’uomo si ritrova
solingo nella quiete,
atavicamente relegato
alla condizione d’estraneo.
Brama piacere
vicinanza dei corpi,
intimo piacere distillato,
graduali perversità,
nudi corpi nella notte.

Metamorfosi

L’amplesso degli sguardi
e la frenesia animale
danzano all’unisono.
So trattener parole

luce muta

ma le mie mani
modellano parole
come fossero statue dell’antichità,
e or non so più
ove sia posto
l’invalicabile confine,
tra sentimento
e liberi versi.