Direzioni Diverse

A chi mai leggerà, dormirà e vivrà.

Tableaux vivants

La pantomima di noi viventi
permane nella molle eco
di questa società,
orgogliosa si fa spazio
tra le ceneri e i detriti
come un fantoccio
a cui è stata data la vita.
Mossi da fili,
oramai visibili a tutti,
plasmiamo la nostra
individuale visione.

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Amaro

La poesia
più non conquista l’animo
in questo deleterio mondo.
Ahimè io rimango
ancor ancorato ad essa,
fino all’ultimo respiro
trasudandone l’essenza

A pettine

Caos
antropologico

questa notte
moriremo

E’ il Caos
antropologicamente deviato

all’alba
rivivremo

Generativo

Esasperato
l’involucro umano
cede,
lasciando posto
al nulla circostante

A cena da me

Abbozzo di solitudine
su un piatto di speranze
macchie d’olio
e residui giallo ocra,
tutto giace immobile
nell’accozzaglia di colori
che presto svaniranno.

Stagione di conforto

Precedere il fato
potendo osservare
l’innaturale essere
affaccendato alla vita,
nulla risuona
tra la folla
che possa esser di conforto,
solamente mancate situazioni
il bilancio negativo
che a breve
il fato scorgerà.

Iconoclasta

Conducici
al male eterno
privo di impurità,
alla sorgente disseteremo
le nostre bramose speranze
vittime in questa pace,
lieta oasi
illusoria ricerca
di ammattiti filantropi.

Negazione esteriore

Bellezza
è filo conduttore
fiore del male
posto sul tuo ventre
che vibra
e scalpita,
è poesia stessa
sulle rosee labbra
che profuman
di liquido seminale
mentre lacrime
simil pioggia
scalfiscono seno
reni e animo
Bellezza
non è
e non so esprimerla

Seine

Ti porterò al Louvre
e lo sguardo della Gioconda
finalmente più non guarderà
troppo pudica
i nostri sentimenti

Dialoghi in cucina

Era solo luce
sfumava con la notte
perdendo il suo aroma,
velluto tra le narici.

In nome di

Parla ora
lentamente,
ricorda la terra desolata
e non fuggir da essa
ma trova riparo,
custodisci il tuo corpo
preservando la tua anima,
coloro che ti vedranno
conoscono la verità
e s’allontaneranno da te,
taci ora
lentamente.

Indefinitezza

Odio trasuda il mare
in questa fredda stagione,
inesorabile flusso
dalle variegate sfumature
trasporta l’umanità
lungo fili invisibili
che son macabri intrecci,
scontri titanici tra vita
e morte.
Flusso perpetuo
blu azzurro e graffite
macchia le nostre pulsioni,
una tela lacerata
priva di definiti contorni
costituisce la nostra storia.

Frammenti isolati

Sotto la nebbia
morti senza volto agiscono,
trascinano la propria anima
alle caviglie incatenata
e cantando a voce alta
buffamente compongono
la loro funebre marcia.

Corale

La preghiera
sottratta alla ragione
raggiunge alte vette,
l’intonazione marcata
vibra con prepotenza
schiavizza i suoi adepti
chini sopra consunte pergamene.

Articolate

La geometria mi spiazza
disordinata
nell’ordine cosmico,
frastagliata dalle luci
rimane sospesa
al buio, deformità
casuale ogni intreccio
linea, punto o retta.
Esplode, implode
nulla può salvare
l’occhio umano
vittima di illusioni
allucinazioni areali.

Decanter

Tra le foreste nere dei pensieri
non so trovar l’uscita
seppur avanti a me la scorgo,
procedo stanco
ora vorrei morire
in attesa di una fine
termino la mia testimonianza.

Torna presto

Frantumata la luce
dall’illusoria nuvola di fumo,
ritorno alle origini
recidendo le radici.

Agorafobia

Trattieni sospiri

ascolta
l’eterno finire

Azzurro

Quest’aria molle
scandita dal perenne,
caotico pensare cittadino
avvolge i pensieri,
minuscoli frammenti scalpitanti
s’attorcigliano al volto
sedimentato dalle passate stagioni,
non più visibile.
Ora osserva
invano la città
scorre passivamente
a ritroso
tra i sedimenti inespressi,
passati recessi.

Sequenziale

Ridestarsi
al termine della vita
ora
urlando a squarcia gola
ossimori

Attraverso

Luce
nuova forma vivente
disoccupata
scomponici

Opuscolo

Visitando rovine notturne
catacombe silenziose
urlanti
nell’assoluta perdizione,
mediterò sull’atto estremo
che ti condusse lontano
trascinando il mio pensiero
ricordi e detriti emozionali
che or vagano senza meta
nella vana ricerca di ristoro.

a Vittoria

Piangerò il tuo nome
vivido impresso luminescente
mentre ancor odo il vociare,
frenetico e convulso
tra quelle labbra rosee.
La tua essenza
permane tra la pioggia,
l’eco del tuo essere
sorriderà a noi comuni mortali
così avvinghiati alla materialità,
mentre tu ora puoi
sostare sopra noi
burlandoti dei nostri stanchi volti
nell’estenuante ricerca di un fine
che mai apparirà
se non vano e illusorio.
Non rider troppo
o verremo a solleticare le tue membra
candide, pure visioni.

Nudo astratto

Strano
forse immaginario
lo stato d’animo,
or mi perseguita
a tratti mi culla.
Potessi dunque cogliere
la vera essenza
di questo interno vociare
spirerei a vita felice,
oltre la dissacrante materialità
che mi trattiene.

“Dedica” poème de Marco Coppe, Italie. “Eclipse” tableau de Lalit Jain, Inde

Originally posted on Le blog d’ IMAGE&POESIE

Dedica

Odor di ricordi
mi tengon sveglio
alla ricerca del perduto tempo,
non più soporifere notti
ma dilagante insonnia febbrile
preme sulla mia esistenza.

Marco Coppe, Italie
http://www.direzionidiverse.com

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Tableau de Lalit Jain, Inde
http://www.saatchiart.com/account/profile/49693

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