Direzioni Diverse

A chi mai leggerà, dormirà e vivrà.

Tag: Amore

Stretta fetale

Rivivo gli istanti
in cui due corpi accatastati
all’unisono palpitavano,
organi a stretto contatto
plasmavano l’ambiente circostante
ed i respiri,
inesorabilmente lenti
o forse
allo stremo del loro fuoriuscire,
avvolgevano membra stanche
dalle varie sfumature e tonalità.
Rimembro le palpitazioni
ed erezioni,
i lividi violacei
e le tue labbra sulle mie mani;
L’abisso dei tuoi occhi
che scrutava la mia carcassa
svestita, abbandonata.
Riconosco la tonalità
delle corde vocali
che m’hanno concesso
molteplici silenzi,
la malinconia accumulata
e spazzata dal tuo respiro.
Abbasso il capo
nella speranza di sfiorare il seno,
rinchiudermi nella stretta fatale
– fetale –
d’un Morfeo femmineo;
Rimango in ascolto:
le tue palpebre cigolano
quando la bocca sfiora la cute,
il petto ritmicamente
scandisce il mio inabissamento
mentre il respiro
filtra entro me
ed ho la sicurezza
d’un eterno sonno ristoratore.
Oramai protetto
dal tuo corpo,
non desidero
assolutamente
evadere.

Annunci

Amor Sodomita

Passeggi nuda
tra le stanze della mia mente;
Odo i tuoi passi
ritmo incalzante
e so d’averti vicino.
Le tue mani
posate sul mio ventre,
il tuo odore
urbano
mortifero
e terribilmente sensuale.
Ti sento
internamente
e le budella straripano
Sento il tuo amore
ORA LO SENTO
DENTRO ME
sento il tuo AMORE
non smettere
te ne prego
T’amo
d’amor sodomita
Baciami le labbra
e fottiti la poesia.

Paralipomeni

Nel tuo cuore,
errata corrige
refuso del mio amore,
riporteranno la corretta sintassi
e quel nesso corporeo svanirà;
Verso il patibolo
deambulazione di un sol corpo
scalpiccio delle moltitudini,
in lista d’attesa sostiamo
con i nostri intonsi volumi sottobraccio,
la naturalezza della posa li disarma;
Chiniamo ora il capo
e tra labbra socchiuse
invochiamo l’ultimo respiro.

I miei versi tuoi

Tra penzolanti idee
ed il puzzo di città,
la tua figura, ritta avanti a me
sfuma l’orizzonte.
Vorrei morir
tra le tue braccia salvifiche,
prostituendomi nell’amore tuo

A passo veloce,
smarrii il pensiero.

Passeggiatrice

La notte ulula
bramosia di carne,
esterrefatto l’uomo si ritrova
solingo nella quiete,
atavicamente relegato
alla condizione d’estraneo.
Brama piacere
vicinanza dei corpi,
intimo piacere distillato,
graduali perversità,
nudi corpi nella notte.

Elitropia

Vorrei posarmi distrattamente
con fare stanco
sul seno di molte donne,
parlar loro d’amore
farle arrossire.
Vorrei sentirmi amato
da un gatto
ed esser odiato dall’umanità.
Vittima designata
per ogni complotto,
in eterno mi mortificherò
l’esistenza.

Frenesia floreale

dove scendi
fiore innaturale
non calpestar quelle vicinanze,
svolazza lieto
ovunque ti pare
trascinami con te,
senza pianti
ne canti
bramo il tuo vociare
frenetico e disteso
tra le verdi radure
cosparse d’incenso,
ove sepolcro
il nostro luogo ameno
coltiverà i nostri,
finali giorni
nell’eterna speranza
che a noi
poveri uomini mortali
sia concessa
grazia
o pena,
sacrificio o eternità,
gioia più grande
mai ci sarebbe data
in un futuro deviante
ma ora solo tu
ora solo tu carpisci
i nostri animi fuggiaschi
tra le onde
tra la spuma,
oracolo
portare immoto del nulla
conducici,
guidaci verso il tuo regno,
non celar tali grazie a noi
mortali
ordinari e comuni,
rivelaci gli antichi desideri,
segreti inconfessabili
tra i tuoi regni orgiastici.
Non trattener quei corpi
esponili,
cara pagherei
quell’opera d’arte
movente
e senza rimorso alcuno
m’impossesserei dei suoi arti
estorcendone il frutto
delicato
prezioso
che si cela dentro esse.
Ma non arrecar danno
Fiore
ora scendi
scendi assieme a me
Dio ci concede
noi concediamo a lui
l’amor eterno
l’amplesso sepolcrale
il nulla
che contro l’infinito si staglia,
coglici ora
Fiore,
non scendere
rimani statico
e la brezza mai
potrà disturbar
la tua innaturale vita,
scomponiti
scomponici
stretti moriremo
dormiremo

Dormivamo, ma tu mi proteggevi

Non possiedo parole
che possan colmare
paesaggi infantili
mano nella mano.

(Mi perdonerai
ne sono certo)

Lo stesso fiume
borbotta
entro me,
nulla è mutato,
ma apatico ora permane il paesaggio.

I tuoi passi
non risuonano
Il tuo corpo
ora
divorato
è sacro custode
dell’unico
amore terrestre.

Il tuo ricordo
sovrasta quei floreali omaggi.

(A quale futile convenzione
siam costretti,
intrinsecamente portati a ciò
da tempo immemore.)

Ho colmato quei vasi
d’inutili pianti,
mentre la tua mano
tende all’infanzia
protratta
nei ricordi d’Aprile

Trascrizione

Non più amore
ma affilati sentimenti
che il mio cuore lacerano,
non più vita
ma inesorabili baratri
scorgo avanti a me.
Ho ascoltato le tue pene,
trascrivendole per non dimenticarle
e ora affogano
assieme al tuo corpo,
pesantemente trascinato a fondo
dalle tue ansie
che son blocchi di pietra
alle tue caviglie.
Non più amore,
non più vita
ma destini interrotti.

Indefinitezza

Odio trasuda il mare
in questa fredda stagione,
inesorabile flusso
dalle variegate sfumature
trasporta l’umanità
lungo fili invisibili
che son macabri intrecci,
scontri titanici tra vita
e morte.
Flusso perpetuo
blu azzurro e graffite
macchia le nostre pulsioni,
una tela lacerata
priva di definiti contorni
costituisce la nostra storia.

Temporalità frammentaria

Occhi gonfi
non hanno spiegazioni,
palpebre pesanti
macigni all’orizzonte
oscurano
l’ignoto si pone avanti a me
Rimembro solo
corpo nudo voluttuoso,
respiro caldo,
assopiti nei tormenti.

Zeit

Poemetti
a ritmiche vergate
natiche
labbra socchiuse
masturbazione

Posta prioritaria

L’amore non corrisposto
allegato al quotidiano
era la causa dei tuoi dolori
a cui rimedio non sapevi dare.
Due baci eran il messaggio
vascello longilineo
che mai arrivò,
confrontandosi, scontrandosi
tra le rocce, pura ragione.

Infuso per due

Prendo il posto di Giulietta
al balcone ti attendo
secondi mesi lustri,
frenetico osservo
lungo la via deserta.
Vorrebbero rotolare
i miei bulbi oculari,
venirti incontro segretamente
spiando i tuoi movimenti
il passo tranquillo
le smorfie sul tuo volto di donna.
Imperturbabile lancetta
di un inesistente orologio
ruota mediante inerzia,
circonferenza
percorsa allo stremo,
corri corri corri
va pensiero
su note che già conosci
incrocia lo sfaticato
il gatto
e il natural fato.
La tua venuta
glorificherò
ed ora ti scorgo,
anticipato ritardo
il tè è pronto
fuma assieme a me,
mi ritiro
abdico dal personaggio
trasfigurandomi Romeo.

Rosso scarlatto

Al mio ritorno
hai posseduto le mie carni,
rosse labbra
in abiti succinti.
Desideravo l’amplesso
rimanere steso vicino a te,
due corpi
che son rubini.
E tu avevi gli occhi spenti
dalla stanchezza del giorno
ma volevi amarmi,
cibarmi della tua essenza.
Ci siam amati,
in un frenetico vortice
spasmodico come il tuo respiro.

Risale quel sentimento

Son ancora tormentato
da quei fantasmi
che ritornan vividi,
la malinconia m’ha seguito
colto come un fiore
appena sbocciato
alle luci di un nuovo giorno.
Ho creato un mostro
che è un sentimento d’amore,
ti ho rinchiuso
e non so darmi pace,
tu vuoi fuggire
fuggire lontano
ma nuovamente ti possiedo,
nella costrizione assoluta
invado le tue aspirazioni,
ho dettato a te
il mio infame testamento
come unica legge
che tu sola devi seguire.
E in cuor mio
già so
che in un batter d’ali
m’abbandonerai
risvegliandoti dal mostro Amore.

Marcia sul tempo

Labbra si posano
ore otto
contorni vividi
luce accecante
Parti
e non torni
prima che il lampione
avanti a me
s’accenda
Permane il pensiero
marcia sulle ore
ore otto
riscuoto il bottino.

Bacche acerbe

Discorre questo paese
in una lingua
a me sconosciuta,
invano tenta di comunicare
la sua eterna pace
dagli stolti
definita cimitero.
Poesia
o forse prosa
fuoriesce furiosa
dal paesaggio circostante,
ove musa ancor non si nota
seppur viva
plasma l’emisfero abbandonato.
Attendo
tra queste foglie
scosse dal vento
una voce familiare,
possa divenir fonte
origine del fluido
genitrice dalle rosee mammelle.

Tra me e te

Abbiamo ricreato
a est di questo emisfero
i nostri sentimenti
su estranei giacigli
che ho cura di sistemar
nelle prime ore del giorno.
Paradossale fortuna
ritrovarsi nella tua fuga
ancor qui
premendo le nostre labbra
i nostri voluttuosi corpi
nell’amplesso urlante
sgocciolante a terra.

Dai Sospiri

Venezia la nostra meta
mutevole vivacità
scorreva lentamente
plasmando le acque torbide
ove specchiavamo illusioni.
Tremori al ricordo
sovrastan la notte
dolce terapia d’urto
mi sorprese
e dai Sospiri mi gettai.

Inesperto esploravo le rovine

Il tuo corpo profanato
non da me,
le tue pallide membra
han sfiorato ben altri corpi,
il pensiero trafigge
sgretola il mio amore.
Quanti uomini
gemiti baci braccia
attraversano il baratro,
tutto ciò mi uccide,
lentamente
salassi al mio cuore
Dov’eri? Dov’ero?
Quando due corpi
macchiavan il nostro giaciglio
affranto
non carpisco il luogo
ne il nesso,
solo tu presenziavi
nella voluttuosa mercificazione.

Giuoco

Or come ora
vorrei piangere
baciarti le labbra
far l’amore con te,
fingermi il tuo uomo
e giocare carezzandoti.

Altri ricordi

Mio Amore,
son finiti quei tempi
tra Parigi
e il droghiere all’angolo,
mentre danzavi
dipingevo il giorno
parlavo pacatamente
con garbo ti seducevo.
Le parole han vita propria
ma bruciano ora
nel fuoco dell’oblio,
nulla riporterà l’emozione
la rima falsificata
solo per farti sorridere,
rimane sospeso
corroso il nostro vivere
e nei brandelli di carne
ancor troverò
sublimi tracce del tuo passaggio.

Insostenibile realtà

Nella notte variopinta
deboli sussurri
inducono alla tentazione
carnale, emotiva
eterea pragmatica,
metafisica.
Volto nitido
astrazione sensoriale,
nudi corpi danzano
odor di pelle
ambra tra le labbra,
fruga la lingua
frenetica sul corpo,
in estasi
vorace
divora gli spazi.
Inni alla passione
tradotti in gemiti,
abbiam forse timore
esposizione emozionale,
fuggiamo al nostro giaciglio.

Intimità celate

Eravamo speranzosi
nei nostri futuri inverosimili
accatastati alla rinfusa
adornati da antichi valori,
eran brividi sottocutanei
baci primordiali
tra seni scoperti
e labbra livide di passione.
Saremo
e mai siam stati
ma il desiderio crogiola la speranza
sedotta da sguardi furtivi
e fiori del male appena colti.