Direzioni Diverse

A chi mai leggerà, dormirà e vivrà.

Tag: Animo

Ordinati

All’appello temevo
d’essere scoperto,
meditavo sul futuro
e sui moti dell’animo,
appuntavo i miei desideri
calligrammi sfusi
stilizzati disegni
nella speranza d’esser notato.
Una voce squillante
l’inganno scoperto
una corsa frenetica
l’oasi più vicina
ed era subito rifugio.
Ai posteri
inconsciamente
poesie dedicai.
Ora vi libero
scheletri nell’armadio
di questo pesante fardello.

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Polmonare

Poesia
ora
Poesia

Tu che perlustri
sondi il nostro
inquieto animo

Non so più
se Poesia
ti si addice

per antonomasia
e per tutte le rime
che non si baciano
dal mio corpo esci
senza vergogna

d’oscurità
risplendi

Taccuino di un giovane

Non giovano più
questi moti dell’animo
alla bruta società
che ci racchiude.
Il sentimento del tempo
è sfumato

DETERIORATO

Non più percepiamo
la sensibile realtà
intrinseca negli antenati.
La chiusura della mani
in preghiera

Quale fede?

Morbosità atavica ci spreme
il nulla
e l’emisfero del tuo occhio

Amaro

La poesia
più non conquista l’animo
in questo deleterio mondo.
Ahimè io rimango
ancor ancorato ad essa,
fino all’ultimo respiro
trasudandone l’essenza

Negazione esteriore

Bellezza
è filo conduttore
fiore del male
posto sul tuo ventre
che vibra
e scalpita,
è poesia stessa
sulle rosee labbra
che profuman
di liquido seminale
mentre lacrime
simil pioggia
scalfiscono seno
reni e animo
Bellezza
non è
e non so esprimerla

Nudo astratto

Strano
forse immaginario
lo stato d’animo,
or mi perseguita
a tratti mi culla.
Potessi dunque cogliere
la vera essenza
di questo interno vociare
spirerei a vita felice,
oltre la dissacrante materialità
che mi trattiene.

Eucarestia

Rotolante gomitolo
increspatura sulla sacra veste,
maglione sgualcito
color rosso carminio
riversa sulle tue membra
sole nascente,
nascituro dall’ombra scarna
saltella su un sol piede
tra i moti del suo animo
sull’onde del mar destino,
accondiscende sfrontato
allo scherno dei suoi simili.

Nostra Signora Paranoia

Nostra Signora Paranoia
sopra noi ci guida
convergendo le nostre anime
soffio dell’aldiquà
conducendoci alla sua presenza.
Ottenebrate le menti
sono il nostro dono
a voi, Nostra Signora,
padrona dei destini
Musa degli animi nostri.

Storia del paese

La breve visita,
cinquanta sfuggevoli giorni
profumano di lavanda
e appaiono sublimi alla vista.
Non scorderò
ciò che ho veduto,
in cuor mio trattengo
quell’emozione segreta
ogni istante coltivata,
maturata e colta.
Intersecandosi al mio animo
queste dolci brezze
si fan conoscere,
tremano nel presentarsi
arrossiscono
o forse impallidiscono,
dalle lievi sfumature
traspare l’intima confidenza
e la loro necessità
di comunicar con me.
Tornerò in sogno
a recar piacere,
colloquiando amabilmente,
seppur ancor
non conosca la vostra lingua.

Alternativamente

Ancor quel suono lancinante
rabbrividisce l’aere,
senza alcun motivo apparente
è ritornato.
Umano, artefice di calamità
non osar disturbar la quiete
in questo paese da anni protratta.
Estinzione necessaria
al solo scopo
di una tranquillità d’animo.

Indice e mignolo

Queste mani così conciate
altro scopo non hanno
che scrivere.

Le ferite su di esse
provano il mio animo,
irrequieto e funesto.

Intercessori di parole
fiumi di pensieri
la biografia sgualcita.

                     Null’altro
                     se non pensieri
                     sfusi o accorpati.

Fasullo

Lontano dalle orde
ove posso riposar
il mio animo ancor succube
dalla frenesia animale
permane scosso,
malleabile al minimo rumore
si divincola feroce
varcando sepolti confini.

Pungente simil seta

Vorrei agonizzare tra le tue labbra
a gambe divaricate
gemiti pervadono la stanza,
il tuo corpo nudo
oasi perversa del mio animo,
desidero un amplesso
eiaculazione sul tuo volto teso
schiaffoni mozziconi di sigaretta
un erezione visibile
scompare nella tua bocca
e muoio
vengo
dolce sostanza calda
assapora il destino umano
succhia la poesia
mordi la mia lingua,
ho voglia del tuo inanimato cuore
mentre profano le tue membra.

Pendolo

Mia dolce solitudine insonnia
insonnia dolce solitudine
tu sai cullarmi trasportarmi
attraverso l’animo in ozio
in un golfo mistico sperso,
parossismo notturno
divorami interiormente voracemente
quando i lumi si spengono
mentre povere schiave ermetiche
si divincolano da loro stesse
tessendo seguendo trame,
matrice a senso unico.

Estaticità

Il sonno mai arrivò
stagioni invernali,
sbocciano i mali
serberò l’animo
designeranno Morfeo.

Pragmatismi teatrali

Seguivo il suo lento passo ossessivamente,

sembrava quasi danzasse con il mondo
uno scorcio mai osservato dai miei occhi

sembrava quasi danzasse
con il mondo

Era una visione vergine al mio animo
che la sensibilità fu stravolta,
rimasi attonito sconcertato
dalle sue veneree movenze,
istantanee follie provocatorie
seducenti sfumavano lo scibile umano
mitigando le pulsioni

primordiali passioni si susseguivano
ed era tutto connaturato
ad un’estrema eleganza
simile ad un opera romantica.

 

A pochi istanti dal disgelo

Tremebondo gemevo
sovrastato dal silenzioso attimo
mentre solennemente la neve scendeva,
candidi fiocchi si posavano sul mio volto
risvegliando i miei sensi
provocando in me nuove sensazioni,
qual torpore covava il mio essere
oramai secolare e deleterio,
oh mirabile risveglio sensoriale
orgiastico piacere di libertà
come ho potuto relegarti
tra gli angusti spazi della mia esistenza,
quanto dolore provai quel giorno
ove la morte coincise col sonno,
qual oscure visioni sopportai
inesorabilmente prosciugandomi.
Sia benedetta la fredda stagione
tormentata da glaciali raggi solari,
sfiorano tangenti i fiori
racchiusi come uomini in boccioli,
pungente la brezza che t’accarezza
pura e priva di contaminazioni
atavico antidoto dell’inerme animo.

Rapsodia

Debole ristoro del corpo
l’animo spezzato vacilla,
rotola nella valle cosparsa di rovi
versando vino in calici
ove il liuto riecheggia
e banchettano felici gli arti.
A caro prezzo seni martoriati
e lingue dolciastre
dipingono nuove tele,
schizzano i membri
fallaci falli di uomini
dalle mille colorazioni
orgasmi elicoidali risuonano.
Libertà invocata
decapitata
smarrita in vecchi romanzi,
derelitti del nostro tempo
pietre miliari del mai passato.

Empatia

Ancor commosso
trattengo fugaci lacrime
un mondo a sé stante
m’avvolge l’animo.
Succube di tutto ciò
mi rallegro,
rimango fermo,
piangendo senza freno.