Direzioni Diverse

A chi mai leggerà, dormirà e vivrà.

Tag: Corpo

Degustazione

Ho assaporato l’aborto
della moltitudine dei miei Esseri,
passivamente osservando
l’espulsione di quei feti
dall’emisfero dello scibile.
Il mio corpo,
depositato su di un letto,
privato della propria interiorità
arreda l’impersonale stanza;
Mani sfiorano la carcassa
scorrendo furtive
come su tende pregiate di seta.
Porto sepolto
ove approdano sfuggenti creature,
bagnano le loro labbra
ristorano le proprie membra
concedono tenere carezze,
ma l’indomani è vicino
e già salpano
sussurrando addii
osservando all’orizzonte
nuove mete,
facendo inabissare ancor di più
quel solingo porto.
Ho assaporato l’aborto
baciando le mie ferite
ed una lenta agonia
confluiva in un corpo
sfiorato da molteplici mani.

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Stretta fetale

Rivivo gli istanti
in cui due corpi accatastati
all’unisono palpitavano,
organi a stretto contatto
plasmavano l’ambiente circostante
ed i respiri,
inesorabilmente lenti
o forse
allo stremo del loro fuoriuscire,
avvolgevano membra stanche
dalle varie sfumature e tonalità.
Rimembro le palpitazioni
ed erezioni,
i lividi violacei
e le tue labbra sulle mie mani;
L’abisso dei tuoi occhi
che scrutava la mia carcassa
svestita, abbandonata.
Riconosco la tonalità
delle corde vocali
che m’hanno concesso
molteplici silenzi,
la malinconia accumulata
e spazzata dal tuo respiro.
Abbasso il capo
nella speranza di sfiorare il seno,
rinchiudermi nella stretta fatale
– fetale –
d’un Morfeo femmineo;
Rimango in ascolto:
le tue palpebre cigolano
quando la bocca sfiora la cute,
il petto ritmicamente
scandisce il mio inabissamento
mentre il respiro
filtra entro me
ed ho la sicurezza
d’un eterno sonno ristoratore.
Oramai protetto
dal tuo corpo,
non desidero
assolutamente
evadere.

Carceriere

Lo sguardo severo
ed il fanciullesco volto
creano scompiglio
al distratto osservatore,
i lineamenti
ricondotti all’essenza
rivelano alternativi mondi
impenetrabili,
inaccessibili.
Il mio corpo
cedo
al tuo altare,
sacrifica le mie passioni
e le mie membra,
sii padrona
della consunta carcassa
che or ora ti viene concessa,
custodiscila
e carezza le estremità;
Un abbozzo di sorriso
tra i tuoi capelli
scorgo al mattino.

Pietà

Bacio le tue gote
aspirandone l’odore
mentre s’attorcigliano
le tue dita
al mio magro corpo;
Vorresti punirmi
perché t’ho sfiorato,
sfregiare il mio volto
perché ho osato guardarti
ma placida osservi
lineamenti gentili,
mentre diluisco il sangue
con le mie parole.
Vorresti punirmi
ma un bacio
leccandomi le labbra
mi concedi
Ed io
tra l’alfabeto
tendo l’indice al suo inizio.

Disgelo

Ho carezzato le tue labbra
sinuose linee di confine,
tra i nostri corpi nudi
abbandonati tra caste lenzuola.
Fior d’ogni varietà giacevano
sulla tua bocca feconda
ed io sentimentale curatore
ogni dì mi recavo ad abbeverarli.
Prelibati frutti
nelle nostre primavere notturne
coglievo per te,
porgendoli al tuo seno
che teneramente carezzavo
con la mia lingua di fuoco.
Assaggia le mie labbra
e cogli dal mio petto il peccato.

Lettera ai figli

Dondola il vostro corpo
senza freno alcuno
tra le aule universitarie,
l’occupazione
simbolicamente disoccupata
a carico del potere dominante,
è pura farsa ideologica
feconda nei vostri crani,
inestimabilmente spaziosi.
Svanirà
l’irretita ipocrisia
protratta nelle manifestazioni,
il Modello
dai perturbanti lineamenti
abdicherà nei vostri ripensamenti.
Catastrofico,
a rosse macchie
dai contorni neri,
si prospetta il futuro
di vite sradicate
ed innestate nel tessuto urbano.
I vostri Padri
dal proficuo ingegno,
accasciati lungo i viali deserti
invocano degna sepoltura,
mentre voi
Sterili Figli dal capo rasato,
sconfessate ogni appartenenza
rivendicando il predominio
della lotta ai valori.

Paralipomeni

Nel tuo cuore,
errata corrige
refuso del mio amore,
riporteranno la corretta sintassi
e quel nesso corporeo svanirà;
Verso il patibolo
deambulazione di un sol corpo
scalpiccio delle moltitudini,
in lista d’attesa sostiamo
con i nostri intonsi volumi sottobraccio,
la naturalezza della posa li disarma;
Chiniamo ora il capo
e tra labbra socchiuse
invochiamo l’ultimo respiro.

Apocrifo

Dolore profondo
                              conservo
nel desiderare
la tua vicinanza,

nell’impossibilità

di raggiungere ciò

                              Vana richiesta d’aiuto

Soccorri questa povera
                                       CARCASSA
D’ogni cosa privata

Diteggiatura

Correvano frenetiche
le lentiggini
sul tuo volto etereo,
sfuggivano convulse
alla luce solare.
Non carpii mai
il tuo reale sentimento,
che s’eclissava
come i segni sul tuo corpo.

Successive mutazioni

Il paesaggio natio,
culla di primordiali visioni
e slanci emozionali,
arduo rende la venuta
a Morfeo.
Non trova requie,
febbricitante corpo
vibrante e scosso,
qui perdura
l’eterno ritorno insonne,
sconosciuti motivi
che mi mantengono
pulsante nell’agonia notturna

Dormivamo, ma tu mi proteggevi

Non possiedo parole
che possan colmare
paesaggi infantili
mano nella mano.

(Mi perdonerai
ne sono certo)

Lo stesso fiume
borbotta
entro me,
nulla è mutato,
ma apatico ora permane il paesaggio.

I tuoi passi
non risuonano
Il tuo corpo
ora
divorato
è sacro custode
dell’unico
amore terrestre.

Il tuo ricordo
sovrasta quei floreali omaggi.

(A quale futile convenzione
siam costretti,
intrinsecamente portati a ciò
da tempo immemore.)

Ho colmato quei vasi
d’inutili pianti,
mentre la tua mano
tende all’infanzia
protratta
nei ricordi d’Aprile

Polmonare

Poesia
ora
Poesia

Tu che perlustri
sondi il nostro
inquieto animo

Non so più
se Poesia
ti si addice

per antonomasia
e per tutte le rime
che non si baciano
dal mio corpo esci
senza vergogna

d’oscurità
risplendi

Dimensioni egoistiche

Gemiti notturni
attraversano l’aere
che pare satura
di nuove emozioni.
Tutto ciò m’attraversa
senza prender parte al gioco,
spoglio il mio corpo
a nuova purificazione si presta,
oramai debole e stanco
chino su libri,
null’altro brama
se non sonno eterno
tra queste pallide membra,
mura nauseabonde.

Trascrizione

Non più amore
ma affilati sentimenti
che il mio cuore lacerano,
non più vita
ma inesorabili baratri
scorgo avanti a me.
Ho ascoltato le tue pene,
trascrivendole per non dimenticarle
e ora affogano
assieme al tuo corpo,
pesantemente trascinato a fondo
dalle tue ansie
che son blocchi di pietra
alle tue caviglie.
Non più amore,
non più vita
ma destini interrotti.

In nome di

Parla ora
lentamente,
ricorda la terra desolata
e non fuggir da essa
ma trova riparo,
custodisci il tuo corpo
preservando la tua anima,
coloro che ti vedranno
conoscono la verità
e s’allontaneranno da te,
taci ora
lentamente.

Contabilità

Accosta le mani
in segno di preghiera
osservando lo spazio
sottraendo il tuo corpo
dalla contemplazione,
osserva dunque il risultato
annotalo sul registro
delle presenze
di fronte alla divinità.

Ritorno al blu

Inadatto
al mio corpo
larga veste
cinge le mie carni,
inetto dalle sembianze
scarteranno
ciò che non ho.

Esso

Il mio corpo piange
nella notte vana,
sento pugnali
trafiggermi
l’impossibilità di vivere
esistere fuori di me,
esterno dolore
internamente covato,
quante lacrime
che son amare
come sangue
fuoriesce dalle membra
e il salvatore
me stesso
deprime ciò che sono
non sono,
privo di forma
rinuncio all’esistenza
bramando oblio
oscurità dei sensi,
solitudine
abbandono,
caldo mortifero.

Selếnê

La luna è celata
torbide nuvole covano pensieri,
t’assomigliano
anche in te scende la pioggia,
leviga il tuo corpo e il tuo cuore
scalfisce le tue emozioni.
I tuoi occhi son lucidi
e la Luna vorrebbe specchiarsi
immensi bacini di sensazioni
traboccano,
quando riverserai tutto ciò?
Quando piangerai sul mio petto?
Moriremo assieme
e l’astro splendente si risveglierà’,
le nuvole si diradano,
non sei più sola.
Ti ho donato la Luna
seppur a parole,
ora è tua
solo effimera distanza ci separa
vieta ai nostri corpi di unirci.

Deturpare

Lacerare ogni membrana del tuo corpo
con cura deteriorare le interiora
flagellando le tue membra
arrecando profonde ferite.
Riducendoti in brandelli
godrò alla vista
rosso tramonto
dei tuoi occhi privi di vita,
sfiorando lividi ed escoriazioni
glorificherò la tua salma,
inutile e frivolo il tuo passato vivente,
di nuova luce illuminato il mio scempio.

Insostenibile realtà

Nella notte variopinta
deboli sussurri
inducono alla tentazione
carnale, emotiva
eterea pragmatica,
metafisica.
Volto nitido
astrazione sensoriale,
nudi corpi danzano
odor di pelle
ambra tra le labbra,
fruga la lingua
frenetica sul corpo,
in estasi
vorace
divora gli spazi.
Inni alla passione
tradotti in gemiti,
abbiam forse timore
esposizione emozionale,
fuggiamo al nostro giaciglio.

Nel paese

La perenne fuga si staglia,
nel limpido orizzonte
appare una figura
priva di contorni,
ove lo spazio non coesiste
ed il tempo scorre a rilento
si odono preghiere
dolorosi lamenti bagnati,
nessuna pena o rimorso
volgendo lo sguardo
i campi privi di coltivazioni
le vie del paese inanimate
mentre pensieri volano,
sogni si fan lontani
tramutano in gesti
al di là del corpo
dell’umano pensiero
rimangono travolti animali,
edifici e corsi d’acqua.

Apparati

Saranno forse le tue labbra,
meta di sogni proibiti
a far trascendere il mio essere
soggiogandolo ingenuamente,
mano nella mano
condotto al tuo giaciglio.
Tempo scorri lentamente
del piacere voglio gioire
immancabile adulatore
conquisterò i tuoi seni,
baciando turgidi capezzoli
soffocandoti assuefatta a me.
Attimi,
reconditi desideri
sepolti in fragili vasi di Pandora
imploderanno
e nell’esplosione vivremo sereni.

Immanenza

Splendeva il tuo corpo
tra quelli oceani primordiali
privi di forma e metrica,
risuonava lontano l’eco del piacere
magistralmente suonato dagli organi
ad un invisibile platea muta
immobile nel silenzio.
Elevata all’ultimo stadio del tuo essere
dimenavi braccia gambe e cuore
pizzicata nell’intimo sospiravi
gemevi ad ogni contatto,
così i tuoi sussulti trascritti
in un pentagramma astratto,
trascendeva da quel giaciglio improvvisato
un corpo anemico
viso angelico
riso venereo.

Alle suole delle scarpe

Logori vestiti indossi
inespressivi occhi scrutano la tua immagine
così trascurata senza fine
oramai non ti rendi più appetibile.
Era solo uno slancio fulmineo
che percorse i nostri midolli
fratturando le vertebre
costringendoci a periodi di riabilitazione.
Ebbri di liquori
a loro volta vomitati,
ardentemente desideravi il mio corpo
come rifugio
estemporaneo e sconfinato
egoista dall’adolescenza prosciugasti le riserve
come sempre hai fatto negli anni
ritornando da me al mattino
dopo notti anonime
ove il tuo corpo era posseduto
Da chi?
Quanti uomini nelle tue iridi
segni tangibili sul tuol seno
odori e tremori tra i tuoi genitali
prosciugata sui letti
sopra i tetti
e te ne ritornavi a casa serena,
ti aspettavo da povero idiota.