Direzioni Diverse

A chi mai leggerà, dormirà e vivrà.

Tag: Donna

Pietà

Bacio le tue gote
aspirandone l’odore
mentre s’attorcigliano
le tue dita
al mio magro corpo;
Vorresti punirmi
perché t’ho sfiorato,
sfregiare il mio volto
perché ho osato guardarti
ma placida osservi
lineamenti gentili,
mentre diluisco il sangue
con le mie parole.
Vorresti punirmi
ma un bacio
leccandomi le labbra
mi concedi
Ed io
tra l’alfabeto
tendo l’indice al suo inizio.

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Quaderni logori

Passeggiano due anime
in questa silenziosa notte,
non sanno della mia presenza
al dì sopra delle loro teste
trattengo il respiro
sbuffando l’ennesimo
fumo di sigaretta.
Né a destra
come a sinistra
ora scorgo forme di vita,
solamente una luce
soffusa, tremante
marca questa atmosfera solitaria
rinvigorita a tratti
                 da un soave venticello
                 e da un grillo dispotico.
Se potessero
quelle nubi frastagliate
scendere vicino a me
porgendomi il loro saluto
sarei l’uomo più felice
                 di un mondo fatto di finestre
                 illuminate a giorno.
Ma nulla risulta più fallace
che la vana attesa
di una manifestazione
artificiosa o umana,
e nel crogiolarsi
infinitamente a questa speranza
una dolce malinconia
che da tempo non percepivo
punzecchia la mia carne
risvegliando dal baratro
una condizione mentale
a cui molto devo
e son grato
da tempo immemore.

Un soffio di vita,
tutto trascende
al riparo dalla cenere
e dai languori notturni
che vegliano
sulla mia figura
dal primo pianto.

Infuso per due

Prendo il posto di Giulietta
al balcone ti attendo
secondi mesi lustri,
frenetico osservo
lungo la via deserta.
Vorrebbero rotolare
i miei bulbi oculari,
venirti incontro segretamente
spiando i tuoi movimenti
il passo tranquillo
le smorfie sul tuo volto di donna.
Imperturbabile lancetta
di un inesistente orologio
ruota mediante inerzia,
circonferenza
percorsa allo stremo,
corri corri corri
va pensiero
su note che già conosci
incrocia lo sfaticato
il gatto
e il natural fato.
La tua venuta
glorificherò
ed ora ti scorgo,
anticipato ritardo
il tè è pronto
fuma assieme a me,
mi ritiro
abdico dal personaggio
trasfigurandomi Romeo.

Oscenità

Strane pulsazioni
gravitazionali o centripete
frugano tra i miei pensieri,
mille starnuti
anticoncezionali
e amplessi secondari,
la convalescenza di un idiota
che del romanzo fa vanto
l’aria fuoriesce
naso
bocca, naso
e tutto tace
morboso silenzio levigato
gli scatti nevrotici
di vicini assonnati
e la nevrosi di uno psicologo
tradito dai suoi sogni
che son umidi
bagnati e sgocciolanti
multiformi, astratti e inutili.
Quando manca il respiro
l’insonnia t’ammazza
l’editore ti pubblica
la malattia ti uccide
la donna ti ama
il padre muore
otto ore al giorno
muore sette giorni meno uno
e il suo riposo la malattia
la sua fuga naturale
tra baccelli e frutti marci,
la madre
mia madre viaggia
preoccupata, asfissiata
dal mal costume
mal comune
come ragazze di città
ritte al calar del sole
a gambe divaricate
ebbre di vino
passione rumore fragore
mai tradite
per sempre amate
seppur vergini amplessi
ritarderanno l’incontro
e saran gioie a scuotere
tramortire
se non ingannare
abominio pecuniario,
ove lo studio cessa
lo scrivere ruota
e nemmeno B. risparmiava
ma sua madre l’amava
ed eran gioie di debiti
salassi decadenti
iscrizioni latenti
nessun superstite
vincitore o vinto,
è la mia guerra
pace bellica,
bellicosa.