Direzioni Diverse

A chi mai leggerà, dormirà e vivrà.

Tag: Ricordi

Cornucopia

Dormire finalmente !
All’ombra di passati ricordi
del salice piangente della vita,
in posizione fetale
un accumulo di fantasie
spalmabili su di un taccuino.
Vivere finalmente !
All’interno della caverna
ove le ombre proiettate
paiono lontani malefici,
consolarsi del distacco salvifico
d’oscura luce irradiarsi.
Sulle pendici d’Elicona or mi ritrovo,
qual gaudio !
e delle Muse, la compagnia
non disdegno affatto,
concedendomi a loro ebbro d’ispirazione.
La scienza fugge tra gli arbusti,
tutto pare così vivido
nell’apparenza del comporre,
amalgamato, disconosco me stesso.

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Intimo focolare

Nembi infuocati,
ricordi estivi
macchiati di cancro

Dormivamo, ma tu mi proteggevi

Non possiedo parole
che possan colmare
paesaggi infantili
mano nella mano.

(Mi perdonerai
ne sono certo)

Lo stesso fiume
borbotta
entro me,
nulla è mutato,
ma apatico ora permane il paesaggio.

I tuoi passi
non risuonano
Il tuo corpo
ora
divorato
è sacro custode
dell’unico
amore terrestre.

Il tuo ricordo
sovrasta quei floreali omaggi.

(A quale futile convenzione
siam costretti,
intrinsecamente portati a ciò
da tempo immemore.)

Ho colmato quei vasi
d’inutili pianti,
mentre la tua mano
tende all’infanzia
protratta
nei ricordi d’Aprile

Dopo pranzo

Dormivo,
mentre tu coloravi
il mio pallido volto.
I vivaci colori
contrastavano con le mie membra
e dolci ricordi
m’apparivano in sogno.

A cena da me

Abbozzo di solitudine
su un piatto di speranze
macchie d’olio
e residui giallo ocra,
tutto giace immobile
nell’accozzaglia di colori
che presto svaniranno.

Addio ai monti

Addio ai monti
superflui ma necessari
intermediari del mio mondo,
invoco la vostra attenzione
in quest’ultimo giorno
ove lacrime scendon a valle
trasportando le ultime luci
erodendo fanciulleschi ricordi.
Ossequi al natio paese.

Dedica

Odor di ricordi
mi tengon sveglio
alla ricerca del perduto tempo,
non più soporifere notti
ma dilagante insonnia febbrile
preme sulla mia esistenza.

Esule

Sgocciola immoto tempo
su tavoli rosso porpora
e tra le arterie corrose,
scorre al di là delle apparenze
dell’affitto economico
versato inizio mese
per l’inabitabile scricchiolante dimora,
cosparso di macchie temporali
quel tracciato appena percorso,
sembran ricordi
o templi dai mistici poteri
ove si rispecchian
confusi avvenimenti
su una linea temporale che pare statica.
Un’arpa suona
o forse scandisce
immoto tempo,
i suoi rami s’aggrappano
a lascive speranze
fluttuanti senza meta
cavalcando l’eterno vento
che non indugia,
scrutatore dell’altrui vita
ed entra
privo d’invito
in ogni orifizio,
possa esser umano
o architettonico
differenza non vi è
alla sua enorme curiosità.
Sbocciano ad ogni colpo d’aria
suoni, suonatori ed attori
commedianti sottopagati
interpretano urbani movimenti
che son ornamenti
protratti fino al decesso,
instancabilmente si scorgono
ripercorrere mentalmente
minuziose gesta
atomi d’improvvisazione
scossi dall’avvenire.
E questi mozziconi
esposti bruciacchianti
non son altro
che prova dell’umana presenza,
irriconoscibili tra la cenere
vittime del tempo,
sussurrano parole mancate
slanci nell’insondabile mare
ove annegano incompiuti
o son graziati da un’ispirazione,
epifania di tutti i sensi
sulle tracce dello scrittore
al cui genetliaco combacia,
senza vanto
o immodestia
il fato intesse filamenti
imbevuti di rugiada,
bianco ed azzurro irradiano
al solo occhio
destro o sinistro che sia
portando in grembo le ceneri
dell’uomo privo di gusto
dal solo genio.

Spillo

Sospingeva i ricordi
come fossero foglie
sgretolandone le forme
falsificandone la sostanza.
Colto all’improvviso
ora carezza le mie spalle,
volgendo lo sguardo
scorgo le sue lacrime
e l’atmosfera si fa greve
assumendo palliativi
dedicandosi alla propria tumulazione.

Risale quel sentimento

Son ancora tormentato
da quei fantasmi
che ritornan vividi,
la malinconia m’ha seguito
colto come un fiore
appena sbocciato
alle luci di un nuovo giorno.
Ho creato un mostro
che è un sentimento d’amore,
ti ho rinchiuso
e non so darmi pace,
tu vuoi fuggire
fuggire lontano
ma nuovamente ti possiedo,
nella costrizione assoluta
invado le tue aspirazioni,
ho dettato a te
il mio infame testamento
come unica legge
che tu sola devi seguire.
E in cuor mio
già so
che in un batter d’ali
m’abbandonerai
risvegliandoti dal mostro Amore.

Colto l’inesperto

Tra ceneri e batteri
sopravvive l’aurea mistica
d’un traduttore ruffiano
incapace d’esprimersi
delega l’incauta creazione
ad una densa nube
conglomerato di ricordi
baratri, lapidi
cene solitarie.

Dai Sospiri

Venezia la nostra meta
mutevole vivacità
scorreva lentamente
plasmando le acque torbide
ove specchiavamo illusioni.
Tremori al ricordo
sovrastan la notte
dolce terapia d’urto
mi sorprese
e dai Sospiri mi gettai.

Inverno

Cadono i petali…
ombre come ricordi
i nostri sguardi
le fughe aeree
Sbocciano i fiori…
appassiscono all’istante
rimembranze passate
tra pagine ingiallite.

Pluvio

Ho riversato speranza
tra queste lacrime
e scende lenta la pioggia…
Il mio amore è rimasto ucciso
nessuno può salvarsi,
ricordo solo ora i tuoi presagi
che per me furon miraggi,
sottomessi alla testardaggine
e scende lenta la pioggia…
Conservo ancor quel fiore
senza petali e vita,
coltivo ancora la tua esistenza
seppur spenta da tempo,
son tenui i colori
trattenuti da queste pagine
e scende lenta la pioggia…
Trama fitta trattiene il folle
dal cervello sopraffine,
sboccerà tra la neve
nel cinereo paesaggio mondano
e scende lenta la pioggia…