Direzioni Diverse

A chi mai leggerà, dormirà e vivrà.

Tag: Sensazioni

Generativo

Esasperato
l’involucro umano
cede,
lasciando posto
al nulla circostante

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Critica urbana

Fumosi pomeriggi umidi
la cornice oro
dell’albero invadente.
Le quattro.
Come solo la pioggia sa fare
detergere liquido seminale
dalle imposte,
cumuli di geometriche figure
attestano logoramento,
spruzzi nero sfumato
conferiscono al critico
impressionismo urbano degradato.
Solo lui,
sa dare visione
agli arcani
interposti
tra un lampione
ed un muro di cinta.

Bacche acerbe

Discorre questo paese
in una lingua
a me sconosciuta,
invano tenta di comunicare
la sua eterna pace
dagli stolti
definita cimitero.
Poesia
o forse prosa
fuoriesce furiosa
dal paesaggio circostante,
ove musa ancor non si nota
seppur viva
plasma l’emisfero abbandonato.
Attendo
tra queste foglie
scosse dal vento
una voce familiare,
possa divenir fonte
origine del fluido
genitrice dalle rosee mammelle.

Mai ho scorto
tanta apatia
in una natura
artificiosa
o
umana

Nel tempo e nello spazio

Alternando sensazioni
unendo invisibili filamenti
rinasceremo sotto nuova luce,
oscuri saranno i passaggi
radicalmente mutati i contorni
allo stremo condotti i nostri corpi.

Immanenza

Splendeva il tuo corpo
tra quelli oceani primordiali
privi di forma e metrica,
risuonava lontano l’eco del piacere
magistralmente suonato dagli organi
ad un invisibile platea muta
immobile nel silenzio.
Elevata all’ultimo stadio del tuo essere
dimenavi braccia gambe e cuore
pizzicata nell’intimo sospiravi
gemevi ad ogni contatto,
così i tuoi sussulti trascritti
in un pentagramma astratto,
trascendeva da quel giaciglio improvvisato
un corpo anemico
viso angelico
riso venereo.

A pochi istanti dal disgelo

Tremebondo gemevo
sovrastato dal silenzioso attimo
mentre solennemente la neve scendeva,
candidi fiocchi si posavano sul mio volto
risvegliando i miei sensi
provocando in me nuove sensazioni,
qual torpore covava il mio essere
oramai secolare e deleterio,
oh mirabile risveglio sensoriale
orgiastico piacere di libertà
come ho potuto relegarti
tra gli angusti spazi della mia esistenza,
quanto dolore provai quel giorno
ove la morte coincise col sonno,
qual oscure visioni sopportai
inesorabilmente prosciugandomi.
Sia benedetta la fredda stagione
tormentata da glaciali raggi solari,
sfiorano tangenti i fiori
racchiusi come uomini in boccioli,
pungente la brezza che t’accarezza
pura e priva di contaminazioni
atavico antidoto dell’inerme animo.