Direzioni Diverse

A chi mai leggerà, dormirà e vivrà.

Tag: Uomini

Eros e Thanatos

Ho sognato i tuoi orizzonti violacei
senza carpirne la vera assenza,
mi sono abbandonato
alle schiere d’uomini
che si piegavano avanti a me,
senza conceder loro la grazia.
Ed ora me ne vanto
appostato,
delicatamente poggiato
sul mondo,
perpetuo flusso che mi ferisce.

Mortificandomi
glorificherò le tue mani,
che violente cingevano il mio corpo
oscurandomi fragili polmoni.

All’improvviso frammenti,
sparsi in ogni dove.

Non so più ricomporre
il mio destino,
la mia meta è svanita
offuscata la strada che percorrevo.

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Considerazioni

Schiere d’uomini
bramano il poeta,
che dolcemente allieta
tutto ciò che sfiora.
Idolatrato allo stremo
fugge, fugge lontano
quel moribondo
generatore di versi,
malizioso
fugacemente bacia
quelle gote
e dal desiderio
nascon profonde cicatrici,
ossessiva bramosia
inanellata nella malinconia.

Quattro mura

Statici sembran gli uomini
edifici bombardati
detriti affollano gli spazi
mendicando remote limitazioni
ove tutto era racchiuso
ora il vento lontano
carezza rugosi volti
assenti, deformati
racchiusi in quattro mura,
confini smarriti
racchiusi da un muro.

Inesperto esploravo le rovine

Il tuo corpo profanato
non da me,
le tue pallide membra
han sfiorato ben altri corpi,
il pensiero trafigge
sgretola il mio amore.
Quanti uomini
gemiti baci braccia
attraversano il baratro,
tutto ciò mi uccide,
lentamente
salassi al mio cuore
Dov’eri? Dov’ero?
Quando due corpi
macchiavan il nostro giaciglio
affranto
non carpisco il luogo
ne il nesso,
solo tu presenziavi
nella voluttuosa mercificazione.

Uomini

Foglie
cadono

ed è primavera

Ma l’autunno
permane

in noi

che siam
fragili
sottili ombre
stagliate
all’infinito

Alle suole delle scarpe

Logori vestiti indossi
inespressivi occhi scrutano la tua immagine
così trascurata senza fine
oramai non ti rendi più appetibile.
Era solo uno slancio fulmineo
che percorse i nostri midolli
fratturando le vertebre
costringendoci a periodi di riabilitazione.
Ebbri di liquori
a loro volta vomitati,
ardentemente desideravi il mio corpo
come rifugio
estemporaneo e sconfinato
egoista dall’adolescenza prosciugasti le riserve
come sempre hai fatto negli anni
ritornando da me al mattino
dopo notti anonime
ove il tuo corpo era posseduto
Da chi?
Quanti uomini nelle tue iridi
segni tangibili sul tuol seno
odori e tremori tra i tuoi genitali
prosciugata sui letti
sopra i tetti
e te ne ritornavi a casa serena,
ti aspettavo da povero idiota.

A pochi istanti dal disgelo

Tremebondo gemevo
sovrastato dal silenzioso attimo
mentre solennemente la neve scendeva,
candidi fiocchi si posavano sul mio volto
risvegliando i miei sensi
provocando in me nuove sensazioni,
qual torpore covava il mio essere
oramai secolare e deleterio,
oh mirabile risveglio sensoriale
orgiastico piacere di libertà
come ho potuto relegarti
tra gli angusti spazi della mia esistenza,
quanto dolore provai quel giorno
ove la morte coincise col sonno,
qual oscure visioni sopportai
inesorabilmente prosciugandomi.
Sia benedetta la fredda stagione
tormentata da glaciali raggi solari,
sfiorano tangenti i fiori
racchiusi come uomini in boccioli,
pungente la brezza che t’accarezza
pura e priva di contaminazioni
atavico antidoto dell’inerme animo.

Il lume

Prendimi la mano
e trascinami con te,
saprò ascoltare il tuo incessante vociare
seppur estenuante,
t’illuderò conoscendo la fine
il destino di noi uomini
marchiati…
macchiati dalla nascita.
Soffocherò i miei istinti
stando accanto a te
cosicché tu possa denudarti
e ballare al mio stesso ritmo.
Piccolo passi
sopra il sofà,
giravolte sotto il lume acceso
conducendo le danze
come un vero uomo sa fare.
Saprò ascoltarti
nuovamente seppur estenuante,
incessante il tuo vociare
così mistificato.

Rapsodia

Debole ristoro del corpo
l’animo spezzato vacilla,
rotola nella valle cosparsa di rovi
versando vino in calici
ove il liuto riecheggia
e banchettano felici gli arti.
A caro prezzo seni martoriati
e lingue dolciastre
dipingono nuove tele,
schizzano i membri
fallaci falli di uomini
dalle mille colorazioni
orgasmi elicoidali risuonano.
Libertà invocata
decapitata
smarrita in vecchi romanzi,
derelitti del nostro tempo
pietre miliari del mai passato.

Ipocrisia

Minacciosi ideali
proteste silenziose
occupazioni sensoriali,
al rogo la cultura
disordini tra la folla
crollano le istituzioni
impazzano gli uomini
ardono le menti sopraffine
fuggono i corvi,
sollievo nel caos.

Crisalide

Camminavo tra le vie del centro
ove le persone sembran danzare
e le loro membra vibrare,
percorrevo sbadatamente la vita
sostando tra sguardi e intensi profumi
cogliendo ogni istante,
preziosi frutti variegati.
Filamenti invisibili
tendenti all’infinito
intersecano gli uomini,
distratte tangenti sfiorano madri
mentre i figli dormono,
noi tutti siam circoscritti
all’infinito indefiniti,
giochiamo al calar del sole
coricandoci nudi,
portiam consiglio all’onirico fato
compagni di Morfeo.