Direzioni Diverse

A chi mai leggerà, dormirà e vivrà.

Tag: Visioni

Lettera ai figli

Dondola il vostro corpo
senza freno alcuno
tra le aule universitarie,
l’occupazione
simbolicamente disoccupata
a carico del potere dominante,
è pura farsa ideologica
feconda nei vostri crani,
inestimabilmente spaziosi.
Svanirà
l’irretita ipocrisia
protratta nelle manifestazioni,
il Modello
dai perturbanti lineamenti
abdicherà nei vostri ripensamenti.
Catastrofico,
a rosse macchie
dai contorni neri,
si prospetta il futuro
di vite sradicate
ed innestate nel tessuto urbano.
I vostri Padri
dal proficuo ingegno,
accasciati lungo i viali deserti
invocano degna sepoltura,
mentre voi
Sterili Figli dal capo rasato,
sconfessate ogni appartenenza
rivendicando il predominio
della lotta ai valori.

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Azzurro

Quest’aria molle
scandita dal perenne,
caotico pensare cittadino
avvolge i pensieri,
minuscoli frammenti scalpitanti
s’attorcigliano al volto
sedimentato dalle passate stagioni,
non più visibile.
Ora osserva
invano la città
scorre passivamente
a ritroso
tra i sedimenti inespressi,
passati recessi.

Sequenziale

Ridestarsi
al termine della vita
ora
urlando a squarcia gola
ossimori

Recettori

Creature invisibili
sono loro
ad osservarmi.
Percepisco le loro presenze
il loro respiro
e la pressione contro me.
Mi fanno visita,
abitualmente
senza scopo alcuno
se ne stanno con me,
rimangono celate.

Critica urbana

Fumosi pomeriggi umidi
la cornice oro
dell’albero invadente.
Le quattro.
Come solo la pioggia sa fare
detergere liquido seminale
dalle imposte,
cumuli di geometriche figure
attestano logoramento,
spruzzi nero sfumato
conferiscono al critico
impressionismo urbano degradato.
Solo lui,
sa dare visione
agli arcani
interposti
tra un lampione
ed un muro di cinta.

Osservatori

Astronomi sui tetti
rotolano inabissandosi
la vista, già esasperata
dalle feritoie
che son metallici contenitori
in fila accuratamente
disposte sardine.

Mai ho scorto
tanta apatia
in una natura
artificiosa
o
umana

Acqua salmastra

Quando l’insonnia preme
tutto il mio essere geme
spine tra i fianchi
dolori lancinanti,
spasmodici lamenti
contorcono la mente
e la vista vien deformata
collassa, soccombe alle visioni.
Invoco l’oceano
ove possa affogar il pensiero
e cullar la mia salma,
esausto dormiente senza vita.

Dialoghi tra defunti

A volte muoio
circoscritto nell’insonnia
sopravvivo tra le barricate oniriche,
Morfeo dialoga con Caronte
fitta nebbia che avvolge
lamenti e grida
condannati e ricoverati
in una vana attesa,
attesta speranze
l’umana inefficienza.
A volte dormo
dolce morte cerebrale,
magnetiche repulsioni
radioattive visioni,
encefalogramma piatto
vissuto trasudato
coricarsi morendo.

Ammaliato rimpiango

Vorrei donarti tutto ciò che possiedo,
fosse il nulla o l’infinito
tra chimeriche visioni
e scorci lunari.
Amplessi delicati
e tortuose risalite
tra spazio e tempo,
varcando i nostri limiti
sconfinando nella metafisica.
Potrò mai amarti
come il girasole segue il suo astro
o succube rimarrò nella speranza di tutto ciò?

Uniformità

Sguardi meditabondi
tra segreti inconfessabili
seducenti e intramontabili,
passioni logoranti
colorano l’ambiente,
carne debole
e violente effusioni,
apoteosi emozionali
tra le oniriche visioni.

Sensazione visiva

Macchie blu
intrinseche sfumature
rosso purpureo
vergini a Golgota
paesaggio cinereo
sbuffi di fumo
visioni soffocate
cielo plumbeo,
radiose illuminazioni
versi sputati
accorrono al patibolo
contrasti,
colori nefasti.

A pochi istanti dal disgelo

Tremebondo gemevo
sovrastato dal silenzioso attimo
mentre solennemente la neve scendeva,
candidi fiocchi si posavano sul mio volto
risvegliando i miei sensi
provocando in me nuove sensazioni,
qual torpore covava il mio essere
oramai secolare e deleterio,
oh mirabile risveglio sensoriale
orgiastico piacere di libertà
come ho potuto relegarti
tra gli angusti spazi della mia esistenza,
quanto dolore provai quel giorno
ove la morte coincise col sonno,
qual oscure visioni sopportai
inesorabilmente prosciugandomi.
Sia benedetta la fredda stagione
tormentata da glaciali raggi solari,
sfiorano tangenti i fiori
racchiusi come uomini in boccioli,
pungente la brezza che t’accarezza
pura e priva di contaminazioni
atavico antidoto dell’inerme animo.